LA GRANDE BELLEZZA ( 2013)

LA GRANDE BELLEZZA ( 2013)

Il pregio maggiore de La Grande Bellezza è quello di coinvolgere fin dai primi minuti lo spettatore, che può così vivere il film dall’interno. La maestria del regista sta nel farci entrare gradualmente nella sua opera, e questo riesce grazie alle atmosfere ovattate di una Roma inizialmente sonnolenta, assopita nel nitido sole delle prime ore del giorno, e introdotta dalle musiche corali che le conferiscono una sacralità apparentemente inviolabile. Sacralità che viene però brutalmente spazzata via dal contrasto con un’altra Roma: quella notturna, sfavillante in superficie ma sudicia e vuota una volta che rivela la sua identità sommersa. Jep Gambardella ne è il re: giornalista con un passato da scrittore, divenuto per sua volontà “il re dei mondani”, ci guida in questo viaggio all’interno di un mondo privo di morale, popolato da ricchi borghesi, persone “che contano” e che basano le loro vite sull’apparenza, ma che in realtà vivono “sull’orlo della disperazione”, senza un vero scopo da perseguire, così come “i trenini delle feste, che sono belli perché non vanno da nessuna parte”. Attraverso gli occhi di Jap conosciamo questa realtà ed i suoi principali interpreti con le loro vicissitudini, tra vacuità e presunti intrecci amorosi. La festa viene interrotta solamente dagli intermezzi luttuosi, affrontati anch’essi con falsità e gesti calcolati, funzionali al mantenimento di un carattere che non può mutare all’interno di un mondo che non lo concederebbe. Nonostante ciò, Jap non riesce a non far trasparire attimi di estemporanea “umanità”, commuovendosi nella perdita improvvisa della donna che aveva amato, ed in seguito nella morte di un ragazzo vittima della propria follia, assai più “umana” e viva della fatiscente realtà che ci viene narrata. Se ne va “in silenzio” anche Ramona, ultima donna della sua vita. Sono gli emblemi della solitudine interiore alla quale è condannato Jap, che deve ritrovare le sue radici per arrivare a conoscere la “Grande Bellezza”, identificabile con la purezza ed il candore del suo primo amore.
L’inconfondibile tocco di Sorrentino dà “vita” ad un mondo morto ed amorale, svelando ciò che si cela al di là alle apparenze; le musiche ed il montaggio sono perfettamente funzionali alla narrazione, guidando l’alternanza tra le atmosfere oniriche delle strade di Roma e il violento impatto delle feste notturne, chiassose e ridondanti.
Encomiabile è l’interpretazione di Toni Servillo, grazie ad una recitazione meravigliosamente sotto le righe. Il suo Jap Gambardella è memorabile: vive nella piena consapevolezza di ciò che è e di ciò che il suo mondo rappresenta, e accetta lucidamente ciò che questo “vivere” comporta, pur concedendosi degli sprazzi di umanità, tra affetti del passato e del presente; fino alla rivelazione finale della “Grande Bellezza”, ottenuta grazie al ritorno concreto alle origini, mai dimenticate e spesso ricordate e rivissute attraverso l’immaginazione. Un punto da cui ripartire, una realtà incontaminata appartenente al passato che funge da ancora di salvezza per il presente.

Voto: 8

FRANCESCO FIUMARELLA

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