THE WOLF OF WALL STREET (2014)

THE WOLF OF WALL STREET (2014)

Per raccontare la vita sciagurata di Jordan Belfort, Scorsese recupera la struttura di uno dei suoi film migliori in assoluto, ‘Quei bravi ragazzi’. In entrambi i casi, alla base c’è la (auto)biografia del protagonista che racconta la propria parabola esistenziale, ma lasciando una vaga sensazione di nostalgia per i giorni di gloria a dar l’impressione che il pentimento non sia proprio completo. la sceneggiatura la trasforma in un racconto in prima persona, con la voce sopra del protagonista che, d’ogni tanto, si rivolge direttamente allo spettatore guardando in macchina mentre attorno a lui la sua storia procede a ritmo adrenalinico, quell’adrenalina che grazie ad abbondanti aiuti chimici sostiene gli insaziabili personaggi che la popolano. Jordan Belfort ha come unico scopo i soldi a qualsiasi costo per fare la bella vita. E’ un ingordo di sesso, alcool, droga e ovviamente, del denaro che serve a comprarli. Forte di una grande capacità di venditore con un tappeto sullo stomaco, inizia a piazzare titoli spazzatura a sprovveduti piccoli investitori confidando sulla magnetica attrattiva che i soldi facili hanno su chiunque quando, dal piccolo gruppo di disperati che ha raccolto, la sua società inizia a diventare una potenza grazie anche a commissioni salatissime, comincia una caccia all’investitore istituzionale e da una posizione in bilico su ciò che è consentito, ci si inoltra sempre più nei territori dell’illegalità, inevitabile calamita per l’attenzione dei federali che – un po’ per testardaggine, un po’ per fortuna finiranno per incastrarlo. Varie critiche sono piovute sul film perché non mostra le conseguenze delle azioni del protagonista e della sua società, soprattutto per quanto riguarda la gente che ha distrutto i propri risparmi inseguendo i sogni di ricchezza promessi da un pugno di truffatori senza scrupoli sarebbe però stato uscire dal seminato del racconto, tanto più che dalle loro azioni, si capisce benissimo che genere di persone fossero Jordan e compagnia (se non bastasse la brutale spiegazione su come funziona il brokeraggio affidata al trasformista McConaughey con grandissima interpretazione anche se breve. Il giudizio su di loro è difatti spietato, un gruppo di persone moralmente abiette, pronte a bruciare le montagne di soldi malamente fatti in orge propulse da quantità industriali di droghe. I rapporti sessuali, anche di gruppo, e gli intossicamenti vari si sprecano e non stupisce allora che il film abbia una produzione indipendente, lontana dagli studios. Di questa bella gente, Belfort è il leader assoluto, un avido e spietato bastardo dentro che distorce il mito, molto statunitense, dell’uomo che si è fatto da sé, ma che è una sorta di Dio per chi lavora per lui e ne condivide gli ‘ideali’. Interessato solo a se stesso, non si limita a fregare gli sconosciuti clienti, ma chiunque gli stia intorno se solo c’è da guadagnarci in qualche modo. Ovviamente fedifrago nei confronti delle due mogli e infine, disposto a tradire i suoi soci per scampare una pena ben più dura dei tre anni che gli vengono comminati. Nei suoi panni, DiCaprio che è stato il motore del progetto è semplicemente perfetto, dando un’ulteriore testimonianza di una maturazione attoriale ormai compiuta, non da meno è il resto dello smisurato cast, nel quale non si può non sottolineare la bravura di Jonah Hill nei rotondi, esagitati panni del sodale di sempre Donnie. Scorsese racconta le loro avventure puntando sul registro dell’ironia acida piuttosto che su quello del dramma, tenendo alto il ritmo.

Voto. 6.5

FRANCESCO FIUMARELLA

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2 pensieri su “THE WOLF OF WALL STREET (2014)”

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