Oggi ho il piacere di intervistare l’amico e grandissimo compositore cinematografico e direttore d’orchestra Marc Adam Werblowsky, in arte Marco Werba. Insignito del “Premio Vincenzo Crocitti International -Vince Award” In occasione dell’ VIII Edizione 2020.

Intervista:

FRANCESCO FIUMARELLA: Ciao Marco, cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera di compositore di colonne sonore per il cinema?

MARCO WERBA: Intorno ai 14/16 anni avevo la passione per il cinema e volevo fare il regista. Il destino ha voluto che con mio padre Hank andai a vedere il film di fantascienza “Logan’s Run” (La fuga di Logan) di Michael Anderson, con Michael York e Jennifer Agutter, che mi piacque molto. Come la maggior parte del pubblico durante la visione del film non mi accorsi della presenza della musica. (Il pubblico in sala percepisce il commento musicale come se fosse un “flusso emozionale”, non una musica). Andai a rivedere il film e di colpo, come una folgorazione sulla via di Damasco, mi accorsi che c’era una musica straordinaria, scritta dal premio Oscar Jerry Goldsmith, che poi ho avuto il piacere di conoscere. All’interno della città del futuro c’era una musica elettronica sperimentale, all’esterno c’era un commento musicale orchestrale. Solo in una scena all’interno della città del futuro Goldsmith aveva inserito l’orchestra d’archi per sottolineare il primo incontro tra Logan e Jessica, quindi un momento di “umanità” in una città futurista priva di sentimenti. Questo è stato il motivo per il quale ho iniziato ad acquistare LP di colonne sonore (ne avrò acquistato circa 200), per conoscere lo stile dei compositori importanti di musica applicata, con il desiderio di diventare anch’io un compositore di colonne sonore e non più un regista.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quali sono stati i compositori o le opere musicali che hanno influenzato maggiormente il suo stile?

MARCO WERBA:Riguardo ai compositori classici ritengo che Johann Sebastian Bach sia stato il più importante perché ha uno stile molto personale e la sua musica è “immortale”. Incredibile che qualcuno del suo tempo pensava che le sue composizioni fossero ormai “vecchie” quando invece alcune delle sue musiche suonano ancora oggi “moderne” e molto interessanti a livello contrappuntistico.

Riguardo ai compositori di musica applicata ci sono molti nomi da citare. In primis Jerry Goldsmith perché, come ho detto, è stato il primo autore di colonne sonore al quale ho prestato attenzione. Poi ci sono Miklos Rozsa (il primo compositore hollywoodiano dallo stile melodico personale), Bernard Herrmann, il compositore di Hitchcock che ha rivoluzionato la musica per i film di genere e che ha collaborato anche con François Truffaut (“Fahrenheit 451” e “La mariée était en noir”) e Brian De Palma (“Obsession” e “Sisters”), John Williams, che ritengo il miglior compositore vivente di musiche per film. Lui è conosciuto soprattutto per “Star Wars” e “Indiana Jones” ma per “Jaws” ha scritto un commento musicale esemplare. Per Brian De Palma scrisse un’eccellente colonna sonora per “The Fury”, con Kirk Douglas, John Barry (che è stato il compositore inglese più significativo, dallo stile estremamente personale, che ha vinto l’oscar per “Born free”, “The lion in winter”, “Out of Africa” e “Dance with wolves” e che ha scritto la maggior parte delle musiche per i film su James Bond, Georges Delerue (che reputo il compositore francese più importante per le colonne sonore, dallo stile melodico personale, che ha lavorato con François Truffaut, Jean Luc Godard, Oliver Stone e Bernardo Bertolucci), Philippe Sarde (in particolare citerei la musica di “Tess” e “The Tenant” di Roman Polanski), Nino Rota (la musica di Romeo e Giulietta è un capolavoro), Ennio Morricone (amo in particolare la musica de “Il Prato” dei fratelli Taviani, “Addio fratello crudele” di Giuseppe Patroni Griffi, “Orca” di Michael Anderson, lo stesso regista di “Logan’s run”, “Novecento” di Bernardo Bertolucci e “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo), Nicola Piovani (amo in particolare “Nel nome del padre”, “Marcia trionfale” e “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, “Flavia, la monaca mussulmana” e “Quel treno per Istanbul” di Gianfranco Mingozzi), Fiorenzo Carpi (il tema di Geppetto che ha scritto per “Le avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini è un capolavoro), Pino Donaggio (l’unico compositore che fatto tre carriere musicali in una stessa vita; Prima violinista nei “Solisti Veneti” di Claudio Scimone, poi cantautore di successo a Sanremo (la sua canzone “Io che non vivo” è stata cantata anche da Elvis Presley in versione inglese), poi compositore di colonne sonore (le musiche di “Carrie”, “Dressed to kill” e “Blow Out” di Brian De Palma sono molto efficaci. Ha anche lavorato con Liliana Cavani e altri registi), Stelvio Cipriani (mi sembrano efficaci le musiche che ha scritto per “La polizia ringrazia” di Stefano Vanzina, “Ecologia del delitto” di Mario Bava, “Il triangolo delle Bermude” di Renée Cardona e “Piranha 2” di James Cameron. Naturalmente ci sarebbero altri nomi da citare, ma questi sono quelli che ho seguito di più.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come descriveresti la tua evoluzione musicale da quando ha iniziato ad oggi?

MARCO WERBA:Buona domanda. Forse lo stile compositivo si è evoluto e ho acquistato più esperienza nello scrivere i temi musicali e nell’orchestrazione. L’esperienza è sempre utile per trovare soluzioni più velocemente. Quando si lavora per un film bisogna essere molto veloci e scrivere due o tre brani al giorno. Vedo che i giovani sono molto lenti e spesso impiegano tre o quattro giorni per scrivere un unico brano.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quale è il tuo approccio quando componi la colonna sonora per un film? Da cosa parte solitamente?

MARCO WERBA :Se il film non è stato ancora girato si parte dalla sceneggiatura. Quello è il primo passo per conoscere e assorbire la trama, i personaggi principali, le atmosfere. Il grosso del lavoro però si farà quando il montaggio sarà completato e si potranno visionare le scene del film. La cosa più delicata è la scelta delle sequenze in cui inserire il commento musicale, dove iniziarlo e dove concluderlo. Non c’è scritto nella Bibbia che ci debba essere musica in quella scena specifica e dipende dalla sensibilità del compositore e del regista. Spesso i registi hanno paura del silenzio e tendono a mettere troppa musica, troppi effetti sonori, troppi dialoghi. Cerco sempre di convincere un regista che in quella scena è meglio non mettere musica se ci sono troppi effetti sonori altrimenti musica ed effetti rischiano di disturbarsi a vicenda. Poi c’è un’altra questione delicata: il volume della musica nel film. Gli Americani tendono a mettere la musica in sottofondo sotto e lasciare in primo piano gli effetti sonori. Questa è una soluzione che non mi piace molto. Se in un film d’azione abbiamo un brano sinfonico e viene missato a volume basso e viene coperto dagli effetti perde la sua forza, il suo valore. Tanto vale toglierlo. Bisogna a volte prendere decisioni coraggiose. Ad esempio Oliver Stone in “Salvador” e “Platoon” nelle scene di guerra al rallenti ha tolto tutti gli effetti e ha lasciato solo la musica.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come si sviluppa la collaborazione con il regista e come trovi l’equilibrio tra la tua visione musicale e quella narrativa del film?

MARCO WERBA:Buona domanda. Il dialogo con il regista è sempre complicato, perché non si esprime usando termini musicali corretti. Ad esempio nell’ultimo lavoro che ho fatto per il regista Ziad Hamzeh, per il bellissimo film “Hello Beautiful” il regista mi diceva voglio una musica positiva come quella di “Love story” di Francis Lai. Gli spiegavo che quel tema era triste, non positivo. Lui però lo percepiva in maniera diversa. Gli ho dovuto spiegare che i temi in maggiore sono positivi, sereni ed epici e quelli in minore (come “Love story”) sono tristi, malinconici e drammatici. Una soluzione per facilitare questo dialogo è quello di mettere dei brani musicali di repertorio in alcune scene del film per aiutare il compositore a capire quale sia la tipologia di musica che il regista vuole. Questa è un’arma a doppio taglio perché il regista si affeziona così tanto a quelle musiche di repertorio da pretendere che il compositore faccia un facsimile, un plagio di quelle composizioni.

FRANCESCO FIUMARELLA: Hai qualche routine o rituale particolare per entrare nel “flusso” creativo?

MARCO WERBA:Se c’è poco tempo per scrivere la “colonna sonora”, scelgo le scene più importanti e mi concentro su quelle. A volte chiedo ad un mio collaboratore di scrivere le musiche addizionali. In questo ci distribuiamo i compiti. In questi anno ho avuto validi collaboratori come Guido Zen, Maria Chiara Casà, Pierpaolo Lucca, Michele Catania e Angelo Marrone.

In questi quaranta anni di lavoro ho collaborato con registi stimolanti e creativi. In particolare con Cristina Comencini, che è stata la prima persona a darmi fiducia. (Purtroppo a causa di un malinteso non abbiamo più lavorato insieme), Aurelio Grimaldi (con il quale ho collaborato per “Anita, una vita per Garibaldi”, “Bahia”, “Controtempo” e “Il Delitto Mattarella”), Angelo Antonucci (“Amore e libertà, Masaniello” e “Goffredo e l’Italia chiamò”), Dario Argento (“Giallo”), Claver Salizzato (“I fiori del male”), Roberto Lippolis (“Il gatto e la luna”), Besnik Bisha (“Inane”), Ridha Behi (“L’ile du pardon”, Ziad Hamzeh (“Hello Beautiful”).

FRANCESCO FIUMARELLA:Hai collaborato con registi di diverse nazionalità. Noti differenze nel modo di lavorare sul piano musicale tra il cinema italiano e quello internazionale?

MARCO WERBA:Si, di solito all’estero c’è più rispetto per il compositore. Non è però una regola assoluta. Ci sono anche piccole produzioni all’estero che non stanziano un budget dignitoso per l’autore delle musiche e costringono il compositore a lavorare in fretta e con pochi mezzi a disposizione.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come affronti la sfida di adattare la tua musica a generi cinematografici diversi, come il thriller, il dramma o l’horror?

MARCO WERBA:Bella domanda. Per me non c’è un approccio diverso nel lavorare per i film d’autore rispetto ai film di genere. Amo i film di genere e li rispetto. Naturalmente ci sono film thriller/horror di qualità ed altri scadenti. Ci sono essenzialmente due scuole di pensiero per questa tipologia di commento musicale (ho anche scritto un libro sull’argomento). La prima scuola di pensiero è quello legata a Bernard Herrmann (una musica sinfonica raffinata e colta), la seconda scuola di pensiero nasce con il brano “Tubular Bells” di Mike Oldfield (un brano circolare, ripetitivo ed ossessivo scelto dal regista William Friedkin per “The exorcist”) che ha influenzato le musiche dei Goblin per Dario Argento (“Profondo Rosso”, “Suspiria”), quelle di John Carpenter per i suoi propri film (“Halloween”, “Escape from New York”) e le musiche dei “Tangerine Dream” (“Risky Business”, “Firestarter”).

FRANCESCO FIUMARELLA:Qual è stato uno dei progetti più difficili a cui hai lavorato e come hai superato le difficoltà?

MARCO WERBA:Forse “L’ile du pardon” di Ridha Behi (in Italia non è stato ancora distribuito). Con il regista abbiamo lavorato a distanza e il dialogo non è stato facile, spesso chiedeva modifiche e cambiava idea riguardo alle musiche. Alla fine però è rimasto molto contento del lavoro svolto e soprattutto della canzone dei titoli cantata da Ellen Williams. Il regista mi ha detto che mi chiamerà di nuovo per il suo prossimo film. Diciamo che conta il risultato finale, nonostante le difficoltà incontrate durante il percorso.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quali strumenti musicali o tecnologie prediligi nella composizione delle tue colonne sonore?

MARCO WERBA:Ormai uso il computer da diversi anni. Diciamo che è diventato indispensabile per realizzare i demo per il regista e per stampare la partitura e le parti per l’orchestra. A differenza di molti giovani (e non solo) che suonano la musica direttamente usando la tastiera, io preferisco scrivere tutta la partitura nota per nota, usando un programma di scrittura, come se scrivessi su carta. Questo è un metodo più lento ma permette di avere un controllo maggiore della situazione e di avere la musica già orchestrata e pronta per essere eseguita da un’eventuale orchestra. Questo ricorda un pò la favola dei tre porcellini: I primi due porcellini costruiscono la loro casa velocemente, usando paglia e fieno, prendendo in giro il terzo porcellino che impiega molto tempo nel costruire la propria casa, mettendo mattone dopo mattone. Quando arriva il lupo in un attimo distrugge le prime due case, mentre invece non riesce a distruggere la terza casa, costruita lentamente con i mattoni, più solida e resistente.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quanto incide l’uso di tecnologie moderne e sintetizzatori nel tuo processo creativo?

MARCO WERBA:Molto. Il compositore Jerry Goldsmith nel film “Leviathan” aveva in studio due tastieristi che suonavano in contemporanea insieme all’orchestra. Di solito invece si prepara prima una base con suoni elettronici campionati sopra la quale l’orchestra deve suonare. Il computer è utile anche per sincronizzare musica e immagini, accelerando o rallentando il metronomo che andrà inserito nelle cuffie dei musicisti, insieme ai suoni campionati.

FRANCESCO FIUMARELLA:Pensi che l’intelligenza artificiale possa avere un ruolo nell’evoluzione della musica per il cinema? E in che modo?

MARCO WERBA:Si, potrebbe essere utile al compositore nell’accelerare il processo creativo ma potrebbe anche facilitare persone che non sono musicisti a realizzare musiche con estrema facilità. Questo potrebbe essere un pericolo per il mestiere del compositore di musica applicata.

FRANCESCO FIUMARELLA:. Hai qualche progetto o collaborazione futura di cui può parlarci?

MARCO WERBA:Tra i prossimi lavori nei quali sono coinvolto c’è il film di animazione di Angelo Antonucci “Fantastici animali da circo” (questo sarebbe il mio primo film di animazione), il film drammatico “Le melodie nel bosco dei Faggi” di Roberto Lippolis (una trama interessante in cui la musica gioca un ruolo fondamentale), il film horror statunitense “3 Killer Pigs” di Thomas Churchill e il film drammatico “The disappearing girl”, prodotto da Ovidio Assonitis.

FRANCESCO FIUMARELLA:Tra le sue colonne sonore, ce n’è una a cui sei particolarmente affezionato? Qual è il motivo?

MARCO WERBA:Ce ne sono due: “Zoo” di Cristina Comencini (trovo che sia un film molto poetico) e “Giallo” di Dario Argento. Per me questo film ha rappresentato una sfida. In tre settimane ho dovuto scrivere, orchestrare ed incidere 40 minuti di musica. Da una parte avevo il regista Dario Argento, che aveva lavorato con Ennio Morricone, Keith Emerson, Pino Donaggio, i Goblin, Claudio Simonetti,  dall’altra il produttore statunitense che mi aveva dato la sua fiducia. Quando poi ho finalmente incontrato il produttore a Los Angeles mi ha detto che il film era stato un disastro al botteghino e che la musica è stato l’unico elemento positivo, anche perché la colonna sonora ha vinto tre premi.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come vedi l’evoluzione della musica da film nei prossimi anni? Credi che il ruolo del compositore cambierà con l’avanzamento delle tecnologie?

MARCO WERBA:Non so se cambierà. Non amo molto la tendenza attuale del “sound design” e del “New age” dove la musica diventa un tappeto sonoro elettronico anonimo, messo in sottofondo, e vengono evitati i temi musicali legati ai vari personaggi. (Qualcuno ha pensato che un tappeto sonoro messo in sottofondo sotto i dialoghi non dia fastidio, ma se viene messo in continuazione diventa comunque fastidioso). Per fortuna i registi con i quali ho collaborato hanno sempre accettato la presenza di temi musicali.

FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa consiglieresti a un giovane compositore che sogna di lavorare nel cinema?

MARCO WERBA:Mi fanno spesso questa domanda. Di solito si inizia lavorando per i cortometraggi, sperando poi che quel regista realizzerà un lungometraggio. Io ho iniziato subito con un lungometraggio, ma è stato un caso. Un’altra soluzione per iniziare è quella di affiancare un compositore esperto per imparare il mestiere. Poi magari quel compositore potrebbe coinvolgere il giovane nella scrittura di musiche addizionali e con un po’ di fortuna potrebbe anche fare una colonna sonora al posto del compositore principale, perché magari lui è impegnato in un altro lavoro. Questo è quello che è successo a Vladimir Cosma, che era l’assistente e orchestratore di Michel Legrand, che ha scritto la musica di “Alexandre le bienheureux” perché Legrand era impegnato in una tournée come pianista. Cosma ha poi proseguito a scrivere colonne sonore, spesso per le commedie con Gerard Depardieu e Pierre Richard, per “La boum”, per lo sceneggiato “Michel Strogoff” etc.

FRANCESCO FIUMARELLA:C’è una lezione particolare che hai imparato durante la tua carriera che vorresti condividere con chi aspira a entrare in questo settore?

MARCO WERBA:Bella domanda. Non bisogna dare mai per scontato che la musica che tu pensi sia quella giusta per film venga accettata dal regista. Lui magari ha una visione diversa di quella che dovrebbe essere la musica del suo film.

FRANCESCO FIUMARELLA:Infine, cosa rappresenta per te il successo nella musica per il cinema?

MARCO WERBA:Essere in perfetta sintonia con il film. Bisogna sempre cercare la perfezione tra musica ed immagini e, come ho già detto, la scelta accurata delle scene in cui inserire musica per creare un buon equilibrio, dosando in maniera accurata la presenza del commento musicale.