Oggi ho il piacere di intervistare l’amico Attore, Doppiatore, Direttore del Doppiaggio e Dialoghista, Mario Cordova. “Insignito del Premio Vincenzo Crocitti International -Vince Award” In occasione della X Edizione 2022.

Intervista:
FRANCESCO FIUMARELLA: Ciao Mario, cosa ti ha spinto a diventare un attore e doppiatore? C’è stato un momento specifico in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?
MARIO CORDOVA:Da ragazzino ero bravo e credo di esserlo ancora adesso, a raccontatore le barzellette, ai miei parenti ma non solo e tutti ridevano, e mi dicevano in dialetto siciliano: “Tu devi fare l’attore, guarda che sei bravo, ci fai morire dalle risate!”; quindi dopo ti metti in testa che quello poteva essere il tuo futuro. Poi improvvisamente a 15 anni, un’amica di famiglia che sapeva questa cosa dell’attore, mi chiese: “Cosa vuoi fare da grande… l’attore?” ed io risposi: “Si, voglio fare l’attore.” Fu lei che mi parlò del Teatro Stabile di Genova, chiedendomi di provare a presentarmi. Lì forse capii che davvero potevo provarci, che era la mia strada.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quale è stato il ruolo più difficile che hai interpretato e perché?
MARIO CORDOVA: Come attore ho fatto una miniserie televisiva che fu un grande successo dal titolo “Storia di Anna” uscito nel 1981, ed era particolarmente complicato perché era la storia di un ragazzo che cercava di aiutare la sua ragazza ad uscire dal tunnel della droga, quella pesante (eroina); per me all’epoca è stato abbastanza complicato districarmi nei meandri delle inquadrature cercando di essere intenso come doveva essere il personaggio perché era tutto un dramma. Una cosa però non abbiamo mai capito, ovvero perché dei gruppi politici non volevano che la Rai parlasse di droga, ma fortunatamente una radio milanese (avendo girato tra Milano a Como) che era informata che stavamo girando lì, diffuse la notizia e di conseguenza ci furono manifestazioni spontanee; insomma fu un successo pazzesco diretto da Salvatore Nocita; la serie uscì in ottobre del 1981 e fece 17 milioni nella prima puntata; ovviamente non c’era ancora Canale 5 ma solo la Rai, quindi il pubblico guardava solo quello, però 17 milioni la prima puntata e 22 milioni e mezzo la seconda, la quarta e l’ultima! Fu un successo pazzesco! Tieni presente che le partite di calcio, tipo Germania- Italia si aggiravano intorno ai 27/ 28 milioni di telespettatori; eventi che sono rimasti nella storia; quindi 22 milioni e mezzo di ascoltatori per la nostra serie è stata, ripeto, una cosa pazzesca.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quando ti prepari per un nuovo personaggio qual è il tuo processo creativo?
MARIO CORDOVA:C’ è differenza fra attore e doppiatore. E’ chiaro che il doppiaggio è un po’ un’altra cosa perché tu trovi il tuo personaggio pronto e tu devi fare tutta una serie di cose, per immedesimarti; ad esempio devi vedere come colui che doppi, come si muove ecc… tenendo presente che noi doppiatori stiamo in stanze piccole, senza finestre, buie, dove c’è un silenzio assoluto che non esiste in natura, e magari ci si ritrova a doppiare una scena all’interno di uno stadio o in un ristorante, una discoteca, e quindi vi è necessità prima di tutto di capire lo spazio in cui avviene la scena; poi guardare il suo corpo come si muove, cosa fa, se sta correndo, fermo, sdraiato, seduto e poi cominci a guardare gli occhi del personaggio, in quanto sono lo strumento dell’anima e riesci a percepire come lui ha deciso deve essere quella battuta e poi osservare la bocca che è la cosa più complicata, perché devi andare sul suo ritmo; ma solo di questo dovremmo parlarne mezzora. Invece per quanto riguarda l’attore si fa prima di tutto un lavoro di lettura del testo, fondamentale. Perché le parole da sole non vogliono dire nulla. Poi cominci a schematizzare tutta una serie di situazioni perché quelle ti aiutano poi nell’interpretazione del personaggio, anche del suo passato di quello che sta intorno ecc.. Insomma insieme a tutte queste cose poi stabilisci e costruisci un modo di muoversi, un modo di parlare, un modo di girarsi un modo di emettere un tono; insomma quello dell’attore a differenza del doppiatore è anche un lavoro di indagine e di fantasia, è molto creativo dell’opera.





FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un regista o un collega che ti ha particolarmente influenzato nel tuo percorso artistico?
MARIO CORDOVA:Sì c’è stato, nel doppiaggio; è stata la voce di Pino Locchi che era colui che doppiava James Bond; è per me è stato proprio quando ho sentito la sua voce che ho avuto la scintilla e devo dirvi la verità che per un anno io ho spudoratamente imitato le sue intonazioni; lo sentivo in continuo; la cosa bella è stata che poi mi sono accorto negli anni che c’è stato qualcun altro che ha fatto la stessa cosa con me quindi è stato emozionante. Per il resto, un’altra esperienza fondamentale della mia vita è stato l’incontro con un grande direttore del doppiaggio, Mario Maldesi che è stato uno dei 2/3 più grandi di sempre; lui veramente mi ha massacrato; mi ricordo un giorno che mi diceva in continuo, “respira respira, respira, respira”. Mi ha veramente massacrato e tu cresci solamente quando c’è qualcuno che ti massacra sennò non cresci, rimani cosi come sei e appena apri bocca non funziona.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come gestisci le aspettative del pubblico e della critica: quanto influenzano il tuo approccio al lavoro?
MARIO CORDOVA:M… no, le critiche non influenzano. Abbiamo talmente mille cose da fare quando dobbiamo lavorare e pensare talmente tante cose, che a parte l’ansia da prestazione per le aspettative del pubblico non pensiamo ad altro; un po’ d’ansia perché speri ovviamente di fare del tuo meglio.
FRANCESCO FIUMARELLA:Hai mai interpretato un personaggio con cui non ti sei sentito in sintonia? Se si come hai affrontato questa sfida?
MARIO CORDOVA:Nel doppiaggio, ed è stato William Defoe che è già un personaggio che doppio spessissimo ma è lontanissimo da me nel senso che ha una voce particolare; devo usare un’altra voce che non è la mia; e poi è un attore straordinario che è sempre sorprendente. Una cosa che lui ha fatto che si chiamava Van Gogh mi ha messo in crisi; in questo film in cui lui interpreta Van Gogh in una maniera pazzesca, io vedo l’immagine e mi giro verso il direttore del doppiaggio, appunto il regista del doppiaggio che mi aveva scelto, e dico “io non lo faccio questo, cioè è impensabile, non sono in grado di farlo; c’è questo che ha una testa! Cioè io sono piccolo come tutti noi, dei piccoli borghesi; insomma abbiamo altre vite, come faccio a entrare nella testa di questo straordinario meraviglioso pazzo scatenato”. Quindi ero disperato; ma lui mi ha convinto; ho visto il film nel momento in cui lui nella campagna che guarda le luci, i colori, e capisco anzi sento, perché capire non basta, sento dentro di me che lui è veramente come un bambino, cioè ha una passione veramente emozionante. Quindi l’ho risolta così, ovvero mi sono sentito un bambino piccolo e cercavo di dire le cose come un bambino piccolo; devo dire che quando l’ho visto mi sono stupito di me stesso, anche perché io sono, come credo molti di noi, il giudice peggiore di me stesso.
FRANCESCO FIUMARELLA:Fra tutti i personaggi che hai interpretato c’è qualcuno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
MARIO CORDOVA:Assolutamente si; nel cuore, sì, tanti ovviamente, ma cito questo perché è stato emozionante ed ha avuto anche un risvolto; è il doppiaggio del film “Lolita” in cui facevo Jeremy Irons, anche lui, mamma mia, difficilissimo da doppiare. Nel film molto emozionante, così bravo lui…era da mangiarselo. E poi perché è legato a un’esperienza che ho avuto, meravigliosa, perché lui insieme ad Adrian Lyne il regista, vennero a vedere il film in Italia, alla prima mondiale e lo videro tutto, cosa che non accade mai. Pensa che erano attesi all’Ambasciata francese per un rinfresco, invece si fermarono e lo videro fino alla fine; poi incominciarono a farmi un sacco di complimenti in inglese; io in inglese non sono ferrato e quindi a un certo punto si accorsero che io capivo la metà della metà di quello che loro dicevano, cioè capivo che stavano facendo i complimenti ma non le parole. Allora Jeremy mi ha guardato, ha sorriso e mi ha detto “por favor siempre tu”! Infatti io conservo ancora un fax che il suo agente ha mandato alla Medusa molti anni fa, dopo quel film, e dove lui diceva le stesse parole che mi aveva detto, ovvero che voleva sempre me come suo doppiatore italiano. Perché gli piaceva molto come lavoravo. Queste due cose le porto nel cuore. Poi Richard Gere, ovviamente, anche perché Richard è quello che doppio con più facilità perché ha la mia vocalità, basta cioè che apre bocca e so esattamente come doppiare la sua voce.



FRANCESCO FIUMARELLA:Se potessi scegliere qualsiasi ruolo o genere da interpretare in futuro, cosa ti piacerebbe sperimentare?
MARIO CORDOVA :Ma ,mi piacerebbe doppiare un attore americano che non ho mai doppiato; è George Clooney è doppiato sempre da Francesco Pannofino e lui come lo fa è straordinario; mi piacerebbe perché George ha quel fascino e quella ironia che in qualche modo sento di avere anch’io; mi sarebbe piaciuto ma non accadrà mai perché ovviamente Francesco lo farà sempre lui come è giusto che sia.
FRANCESCO FIUMARELLA:Nel corso della tua carriera hai mai pensato di dedicarti alla regia o alla sceneggiatura?
MARIO CORDOVA:Si ci ho pensato, ma sono stato così occupato a fare miliardi di cose che non è mai successo; ma siccome comincio ad avere “una certa”… chissà, forse ci penserò. Oggi ho tante cose da fare, anche altre cose oltre il doppiaggio, come l’uscita di questo mio romanzo che si chiama “Gli uccelli non hanno vertigini” a cui tengo molto. Comunque ci sto pensando e quindi mi sembra che potrebbe essere arrivato il momento che a questa mia “non più tenera età” ormai io mi possa dedicare anche ad essere dall’altra parte della dello schermo come si suol dire .
FRANCESCO FIUMARELLA:Come mantieni l’equilibrio tra la tua vita personale e quella professionale, considerando le richieste del mondo dello spettacolo?
MARIO CORDOVA:Qui è stato un continuo cercare dei compromessi; ma dei compromessi soprattutto con la propria disponibilità col proprio tempo perché fortunatamente nella mia vita ho avuto tanto lavoro. Mi dispiace dirlo magari per chi non c’è l’ha avuto così tanto come me; però questa cosa ha un prezzo da pagare perché si rischia la propria vita normale, è dura fare in modo che non ne venga toccata. Per il resto soprattutto negli ultimi anni ho cercato di dare un freno, perché io da ragazzo avevo dei complessi di inferiorità per mille motivi che se vuoi poi ti racconterò. Posso dirti che c’è stato un momento che avevo deciso di smettere, proprio quando stavo avendo un grande successo dopo il film di cui ho parlato “Storia di Anna; più crescevo più continuavano ad offrirmi parti che mi prendevano molto, quindi a un certo punto quando c’era qualche scena particolarmente tosta sentivo che dovevo bere un pochino perché un goccio di vino mi toglieva un po’ di paura ; ma al contempo dovevo stare attento perché capivo che poteva diventare un’abitudine; una volta ho girato una scena che era veramente tostissima ed alla fine per farla bene mi sono ritrovato ubriaco fradicio; la scena era venuta benissimo ma insomma, non potevo fare sempre così e quindi mi sono detto “ma che stai facendo, ti stai rovinando la vita”; lì ho deciso di smettere ed ho smesso per vent’anni. Poi questo lavoro mi ha ripreso ed eccomi qui, ma per raccontarti tutto ci vuole molto tempo, lo faremo in un’altra intervista.
FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un messaggio, un tema particolare che speri di trasmettere, evidenziare, attraverso i tuoi ruoli?
MARIO CORDOVA:Beh, non attraverso i ruoli, nel senso che nel ruolo c’è già più o meno un suo messaggio, positivo o negativo che sia. Una cosa che mi piacerebbe dire, che un po’ è anche l’oggetto del mio romanzo, è di non aver paura del dolore perché il dolore è una carta fondamentale della vita; noi cambiamo le cose che dobbiamo migliorare, è più forte del dolore, della paura del cambiare, quindi il dolore è il meccanismo attraverso il quale noi riusciamo a diventare migliori in cui riusciamo a diventare noi stessi, a tornare ad essere noi stessi come eravamo probabilmente da bambini piccoli, prima che fossimo inghiottiti per i mille modi di pensare degli altri, come ad esempio dei nostri genitori e poi della scuola; siamo stati inquadrati in un certo modo e ci ritroviamo a mettere dentro la frustrazione degli altri. Quindi senza paura del dolore la vita è così; non si riesce a superare una cosa e lei la ripropone tutte le volte e ogni volta alza il prezzo. Siamo noi che dobbiamo superare tutto e diventare sempre migliori di ciò che si è.

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FRANCESCO FIUMARELLA:Quale è il consiglio più importante che hai ricevuto all’inizio della tua carriera e che ancora oggi tieni a mente?
MARIO CORDOVA:Mi dissero “scegli sempre la verità”; Io credo che questa cosa sia importante per ogni tipo di problematiche, tecniche o esistenziali, scegli sempre la verità! Anche se dire la verità, se cercare la verità, significa pagare un prezzo, si può rischiare di non stare bene, ma, e qui ritorna come dicevo prima il dolore da superare, bisogna seguire sempre la verità. Io seguo ancora oggi questo consiglio.
FRANCESCO FIUMARELLA:Come ti rapporti con il successo e la fama? Quanto ha cambiato la tua vita e come lo gestisci?
MARIO CORDOVA :Ti posso dire di adesso, che avendo ormai una “certa”, essendo nato prima della prima guerra mondiale, scherzo naturalmente… Ma comunque da tanti anni, e avendo fatto anni di analisi, avendo ricevuto una dose di ceffoni dalla vita devo dire oggi la gestisco niente male… Ceffoni anche sul lavoro e anche quelle volte che li ho ricevuti sono stati momenti di crescita, senza il quale sarei rimasto indietro; per farti capire, una volta mi hanno sostituito dicendomi “esci dalla sala non sei capace fuori!” Lì sono rimasto malissimo, perché mi era stato detto che non ero in grado; ma ho capito che aveva ragione e l’ho capito dopo. Adesso non farei più quegli errori che facevo in quel momento lì. Ho imparato che la cosa più importante è essere tranquilli. Insomma se tu sei vero poi le cose vengono da sé.
FRANCESCO FIUMARELLA:Quale consiglio daresti a un giovane attore che sta cercando di farsi strada in questo settore?
MARIO CORDOVA:Eh, bella domanda. Darei questo consiglio: “Chi fa, chi sceglie questo mestiere meraviglioso deve mettere in conto che è anche un mestiere molto complicato perché siamo sottoposti continuamente a giudizio altrui. Nessuno è sottoposto a un giudizio continuativo come l’attore, nel senso che sì, ognuno di noi deve rispondere a qualcuno, ma noi attori rispondiamo in continuo a molti, c’è un continuo giudizio e dopo il giudizio di chi ha la responsabilità del tuo lavoro, come il regista, il direttore di doppiaggio, poi c’è il giudizio del pubblico; insomma siamo sottoposti a un continuo giudizio che certo non aiuta ad avere una vita semplice. Ma a voi ragazzi dico che, va bene, è tosta, troverete qualcuno che vi dirà di lasciar perdere a cominciare dai genitori; anche i miei mi hanno detto, specie mia mamma, in siciliano bello stretto “che vuoi… fare l’attore? Se vuoi fare l’attore vediamo, ma adesso ti devi laureare, non ci pensare a ste caxxate… fare l’attore figurati!” Ecco, ci sono quelli che dicono solo questo; i genitori che dicono così; persone qualsiasi dicono così; fidanzate o amici; insomma, molti vi distoglieranno dall’idea. Ma voi ragazzi non date retta… Vi voglio dire di realizzare il proprio sogno se è il vostro sogno; è la cosa fondamentale della vita realizzare i propri sogni. E credetemi è davvero così.

