Oggi ho il piacere di intervistare l’amico Attore, Stefano Ambrogi, Insignito del “Premio Vincenzo Crocitti International -Vince Award ” IX Edizione 2021

Intervista:

FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa ti ha spinto a diventare un attore? C’è stato un momento specifico in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?

STEFANO AMBROGI: La mia esperienza nel mondo della recitazione è nata quasi per caso. Quando ero giovane, mi fidanzai con un’attrice e questo mi avvicinò molto al suo universo. Decisi così di intraprendere un percorso di formazione in dizione e recitazione, frequentando lezioni private e poi il Villaggio Globale, dove si tenevano corsi teatrali. Ricordo con particolare affetto la mia insegnante, Caterina Costantini. Proseguendo in questo percorso, entrai in contatto con personalità importanti del settore, come Carlo Alighiero, che mi coinvolse in alcune attività al Teatro Manzoni. Inizialmente il lavoro era più un gioco, una sperimentazione, ma tutto cambiò radicalmente grazie all’incontro con Gigi Proietti, che ha avuto un ruolo decisivo nella mia crescita artistica e professionale.

Caterina Costantini
Carlo Alighiero

FRANCESCO FIUMARELLA:Qual è stato il ruolo più difficile che hai interpretato fino a oggi e perché?

STEFANO AMBROGI: I ruoli più impegnativi sono spesso quelli inseriti in spettacoli che, a mio avviso, risultano meno riusciti. Non si può nascondere che, nel corso della carriera, si interpretano sia lavori di qualità sia altri meno validi. I ruoli difficili, infatti, sono quelli che si devono affrontare in contesti artistici meno efficaci, dove il lavoro diventa una vera sfida.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quando ti prepari per un nuovo personaggio, qual è il tuo processo creativo? Hai qualche tecnica particolare per immergerti completamente nel ruolo?

STEFANO AMBROGI: Quando affronto un nuovo personaggio, mi immergo nel processo creativo senza seguire una tecnica rigida. Leggo attentamente il copione e mi avvicino al personaggio con il mio istinto, per poi approfondirne la conoscenza attraverso lo studio e la documentazione, soprattutto se si tratta di un personaggio storico o di riferimento. Tuttavia, l’approccio principale rimane sempre spontaneo e istintivo, basato sulle sensazioni e sull’immediatezza emotiva.

FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un regista o un collega con cui hai lavorato che ti ha particolarmente influenzato nel tuo percorso artistico?

STEFANO AMBROGI: Un collega al quale credo di aver dato un contributo significativo nel suo percorso artistico è Gigi Proietti. Ho avuto la fortuna di incontrarlo e di essere diretto da lui, un’esperienza che considero molto importante. Successivamente, ho lavorato con grandi nomi del teatro, e tra questi uno dei più influenti per me è stato Massimo Popolizio. Ho avuto l’opportunità di collaborare con lui in uno spettacolo in cui era alla sua prima esperienza da regista: si trattava di “Pluto di Aristofane”, nel quale interpretavo il ruolo di Carione, un personaggio che, pur non essendo il protagonista, rappresenta certamente l’antagonista della storia. Da Massimo Popolizio ho imparato molto, sia dal punto di vista artistico che professionale.

FRANCESCO FIUMARELLA:Quali emozioni provi quando vedi il risultato finale di un progetto su grande schermo o in teatro? C’è mai stato un film o uno spettacolo che ti ha sorpreso per come è venuto?

STEFANO AMBROGI: C’è un film a cui sono particolarmente legato, un’esperienza che mi ha colpito profondamente. Quando l’ho visto per la prima volta al cinema, sono rimasto sorpreso dalla qualità del prodotto: sapevo di aver partecipato a qualcosa di valido, ma non immaginavo che fosse così riuscito. Il film è “Lo chiamavano Jeeg Robot”

FRANCESCO FIUMARELLA:Come gestisci le aspettative del pubblico e della critica? Quanto influenzano il tuo approccio al lavoro?

STEFANO AMBROGI: Come per tutte le cose, i complimenti sono sempre apprezzati e ci motivano a dare il meglio. Le critiche, quando sono costruttive e giuste, le accettiamo volentieri e le utilizziamo come spinta per migliorare. D’altro canto, esistono anche critiche gratuite e non costruttive, dalle quali è importante saper distinguere e non farsi influenzare. In questo senso, il percorso è fatto di ostacoli, ma anche di crescita continua.

FRANCESCO FIUMARELLA:Hai mai interpretato un personaggio con cui non ti sei sentito in sintonia? Se sì, come hai affrontato questa sfida?

STEFANO AMBROGI: Sì, ho affrontato questa esperienza, sebbene si trattasse di uno spettacolo che, per rispetto, preferisco non citare nel nome o nel titolo.

FRANCESCO FIUMARELLA:Tra tutti i personaggi che hai interpretato, c’è qualcuno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

STEFANO AMBROGI: Lo studio è l’aspetto più importante per chi desidera intraprendere questa professione. È fondamentale leggere, documentarsi e frequentare il teatro. Pur apprezzando molto il cinema, è importante non limitarsi a un consumo eccessivo di film, ma piuttosto sviluppare una conoscenza ampia e approfondita delle arti performative. Chiunque voglia avvicinarsi a questo mestiere deve avere ben chiaro che nulla viene regalato: tutto va conquistato con impegno e sacrificio. Per questo motivo, è necessario dedicarsi con costanza allo studio, andare a teatro e guardare film con spirito critico e formativo.

STEFANO AMBROGI: Non c’è un personaggio che non rimanga nel cuore. Tutti i ruoli che interpreto, ad eccezione di quello meno riuscito di cui ho parlato prima, sono come dei figli per me, quindi non ho un “figlio prediletto”. Ogni personaggio ha le sue caratteristiche uniche: alcuni sono intensi, altri più comici o drammatici. Mi affeziono a tutti e, in un certo senso, sono innamorato di ciascuno di loro.

FRANCESCO FIUMARELLA:Se potessi scegliere qualsiasi ruolo o genere da interpretare in futuro, cosa ti piacerebbe sperimentare?

STEFANO AMBROGI: Se potessi scegliere liberamente qualsiasi ruolo o genere da interpretare in futuro, il mio sogno nel cassetto sarebbe interpretare Falstaff a teatro. Mi piacerebbe molto rivolgere un appello ai registi e ai produttori: ascoltatemi e concedetemi questa straordinaria opportunità!

FRANCESCO FIUMARELLA:Nel corso della tua carriera, hai mai pensato di dedicarti anche alla regia o alla sceneggiatura?

STEFANO AMBROGI: No, mai. Io mi considero un attore a tutto tondo e ho sempre voglia di interpretare ruoli, essere ben diretto, e al contempo mi interessa anche esplorare la regia e la scrittura. Tuttavia, per quanto riguarda la regia, riconosco di dover ancora approfondire alcune tecniche specifiche e dedicarmi a una formazione adeguata in questo ambito.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come mantieni l’equilibrio tra la tua vita personale e quella professionale, considerando le richieste del mondo dello spettacolo?

STEFANO AMBROGI: La mia vita personale e quella professionale sono molto simili; non è cambiato nulla nel modo in cui mi comporto. Cerco sempre di essere il più disponibile possibile, perché sono consapevole dell’importanza di rispettare la sensibilità e l’affetto del pubblico. È grazie a loro che esistiamo come artisti: senza il pubblico, non saremmo nulla. Per questo motivo nutro un profondo rispetto verso di loro.

FRANCESCO FIUMARELLA: C’è un messaggio o un tema particolare che speri di trasmettere attraverso i tuoi ruoli?

STEFANO AMBROGI: Non saprei dirlo con certezza, Francesco; molto dipende dal ruolo che si interpreta. Ad esempio, se interpreti un personaggio come un pedofilo, il messaggio da trasmettere è chiaro: condannare quel comportamento. Il significato varia quindi in base al personaggio e al contesto. Se invece mi rivolgo a un pubblico di tecnici, colleghi e addetti ai lavori, il tema centrale che vorrei trasmettere riguarda la tecnica: l’interpretazione, l’improvvisazione e tutto ciò che fa parte del mestiere dell’attore.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come ti rapporti con il successo e la fama? Quanto ha cambiato la tua vita e come lo gestisci?

STEFANO AMBROGI: Il successo, sì, posso dire di averlo raggiunto, mentre la fama è qualcosa di più relativo: non sono spesso riconosciuto per strada, ogni tanto mi fermano a Roma e mi dicono: ” A Cozzaro Nero” , il noto personaggio che ho interpretato nel film : ” Febbre da cavallo – La mandrakata” quindi posso definirmi ancora abbastanza anonimo.Per quanto riguarda l’impatto sulla mia vita, il successo non l’ha cambiata in modo significativo. Riesco a gestire bene la mia quotidianità e tutto ciò che ne consegue, mantenendo un equilibrio stabile.

FRANCESCO FIUMARELLA: Qual è il consiglio più importante che hai ricevuto all’inizio della tua carriera e che ancora oggi tieni a mente?

STEFANO AMBROGI: Ho ricevuto molti insegnamenti nel corso della mia carriera, e potrei raccontare diversi aneddoti, ma il tempo è limitato. In ogni caso, ho imparato fin da giovane che la puntualità è una virtù fondamentale. Anche se all’inizio non ero sempre puntuale, questa lezione di vita si è rivelata preziosa e da allora la rispetto con grande rigore.

FRANCESCO FIUMARELLA: Quale consiglio daresti a un giovane attore che sta cercando di farsi strada in questo settore?

FRANCESCO FIUMARELLA:Hai progetti in programma?

STEFANO AMBROGI: Ho lavorato tantissimo, tra teatro, cinema e televisione sono stato su quattro  progetti contemporaneamente. Dopo aver concluso la meravigliosa avventura teatrale con ‘I compagni di scuola’. Mi rivedrete anche nella prossima stagione di ‘Vita da Carlo’ e ho preso parte a un nuovo film, un progetto interessantissimo: ‘La guerra di Elena’ con Micaela Ramazzotti  e in una serie per RaiPlay, ‘L’appartamento sold out.”

“Compagni di scuola”
“Vita da Carlo”
“LA GUERRA DI ELENA”