Oggi ho il piacere di intervistare l’amica Regista, Sceneggiatrice e Scrittrice, Manuela Tempesta, Insignita del “Premio Vincenzo Crocitti International -Vince Award” in occasione della IX Edizione 2021.

Intervista:
FRANCESCO FIUMARELLA: Ciao Manuela, com’è nato il suo interesse per la sceneggiatura e la regia? È stata una passione coltivata fin da giovane o ha scoperto questo percorso più avanti?
MANUELA TEMPESTA:Sono cresciuta in una famiglia che amava molto il cinema, la musica e il teatro: una mia prozia recitava nella compagnia teatrale di Checco Durante e ha recitato anche in alcuni “film cult” degli anni anni ’50 e’60, perfino in “MAMMA ROMA”, accanto ad Anna Magnani; un altro prozio ha lavorato con Vittorio De Sica in “UMBERTO D.”.
Anch’io ho sempre amato guardare film e “raccontare storie”, fin da bambina. Alle scuole medie, ho iniziato a scrivere racconti e a fotografare con una polaroid. Dopo il liceo, ho vinto alcuni concorsi di sceneggiatura e ho frequentato dei corsi di regisa e montaggio. Poi, mi sono laureata al D.A.M.S., nel 2003, e ho iniziato a lavorare sui set come assistente alla regia. Intanto, continuavo a scirvere film e cortometraggi, a fare tantissima gavetta nelle produzioni, sognando di “mettere in scena” e “dare vita” ai personaggi che avevo immaginato. Credo che non avrei poluto fare altro con tanta passione, se non scrivere e dirigere.

FRANCESCO FIUMARELLA:C’è stato un maestro, un regista o un film in particolare che ha influenzato la sua visione artistica?
MANUELA TEMPESTA:Ho visto tante volte i film di Ingmar Bergman, Werner Herzog, Wim Wenders, David Lynch, Andréj Tarkóvskij, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, e ho amato molto il cinema orientale e registi come Wong Kar-wai, Park Chan-wook, Shin’ya Tsukamoto, Kim Ki-duk.Tra gli italiani, i miei registi preferiti sono sempre stati Marco Bellocchio e Matteo Garrone, ma trovo interessante anche registi più indipendenti, come Davide Manuli. Negli ultimi anni, invece, mi sono appasionata ai film di Alejandr Iñárritu, Alfonso Cuarón, Asghar Farhādi e Bong Joon-ho.Ho sempre pensato che i film hanno il compito di “lasciare un segno” e questi grandi registi lo hanno, sicuramente, lasciato.
Per me, il cinema deve conciliare la poesia con il disagio esistenziale o la lotta sociale, deve lanciare una “visione del mondo”.
FRANCESCO FIUMARELLA:Come sceneggiatrice e regista, trova delle differenze nel suo approccio creativo tra la scrittura e la regia? Ci sono aspetti di uno dei due ruoli che preferisce?
MANUELA TEMPESTA:Prima di dirigere un progetto, come un film, un docufilm o un cortometraggio, ho bisogno di scriverlo o, comunque, di cosceneggiarlo.La scrittura è una fase fondamentale del mio lavoro, perchè mi permette di mettere a fuoco la trama, i personaggi, gli angoli di ripresa e il tipo di inquadratura, di lavorare su una shooting list che condivido, in seguito, con il direttore della fotografia. Per quanto riguarda la regia, mi concentro molto sulla preparazione e sulle prove con gli attori. Ho bisogno di pianificare e seguire di persona ogni step per riuscire a gestire il progetto al meglio. Sono molto perfezionista e cerco sempre di ottenere l’immagine che avevo pensato.

FRANCESCO FIUMARELLA:Da dove trai ispirazione per le storie che racconti? Ci sono temi ricorrenti che ti stanno particolarmente a cuore?
MANUELA TEMPESTA:L’ispirazione è come una “magia”: credo che “arrivi e basta”.Il nostro lavoro è quello di “amalgamare” le idee che scaturiscono dall’ispirazione, di farle fluire e funzionare in una struttura narrativa. Io leggo molto, soprattutto romanzi e racconti. Inoltre, seguo la cronaca, visito mostre e musei. Quello che mi colpisce, però, sono sempre le storie personali, magari le “piccole storie”, quelle dei “dimenticati”, di chi “vive ai margini” e sembra non interessare alla società. In qualche modo, credo che queste storie siano “dense di vita” e di “segreti”, che vale la pena approfondire.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come costruisci i tuoi personaggi e le trame? Hai un metodo specifico o lascii che le idee si sviluppino in modo spontaneo?
MANUELA TEMPESTA:Dopo aver scritto l’idea, inizio a studiare e a documentarmi molto. Leggo libri e tanti articoli di giornale, tratti, soprattutto, dai quotidiani. Inoltre, vedo film e documentari che reputo interessanti per approfondire l’argomento che sto affrontando. Se c’è una mostra tematica, vado a vederla. Per me, la fase di studio e di approfondimento è fondamentale, non riesco a farne a meno. E’ proprio la base su cui costruisco il mio lavoro.Quando è possibile, mi reco anche sui posti, giro video e scatto fotografie, per descrivere precisamente le ambientazioni delle scene ma anche per vedere, con i miei occhi, “che cosa accade” Non credo molto nel processo “spontaneo” o “fortuito”, se non nella fase ideativa.
FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa ti ha spinto a passare dalla scrittura alla regia? È stato naturale per te voler anche dirigere le sue storie?
MANUELA TEMPESTA:In realtà, ho sempre desiderato e voluto fare regia. Prima, quando firmavo solo i soggetti e le sceneggiature, non mi sentivo pienamente realizzata, sempre un pò “divisa a metà”. E’ molto difficile, infatti, che un regista restituisca sullo schermo, esattamente, le immagini che un autore ha pensato.
Ecco, io avevo la necessita di dare forma alle mie storie attraverso le mie immagini, di essere un’autrice completa, che per me significa, appunto, partire dalla scrittura e trasformarla in un’opera di regia.
FRANCESCO FIUMARELLA:Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato sul set come regista? Come sei riuscita a superarla?
MANUELA TEMPESTA:Nel 2017 ho girato un cortometraggio che s’intitola “CRISTALLO” che è stato finalista ai “Corti d’Argento” nel 2018 e e vincitore, quell’anno, del Nastro della Universal.
La sceneggiatura del cortometraggio, però, era molto più lunga e avrebbe richiesto più giorni di ripresa rispetto a quelli previsti. Purtroppo, però, il budget trovato non ci consentiva di girare per più di due giorni. Così, a fine riprese, poiché avevo bisogno di girare ancora, ho parlato con uno dei finanziatori e con la produzione, ho trovato altre location e agevolazioni, e sono riuscita a rimettere insieme la troupe per un’altra giornata. Non è stato facile ma ce l’ho fatta.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come costruisci il rapporto con gli attori e la troupe? Ha un approccio particolare per comunicare la tua visione?
MANUELA TEMPESTA:Ci tengo molto a costruire un rapporto di stima e di fiducia con tutti i miei collaboratori, sia con il cast che con la troupe. Per fare in modo che accada, cerco di dare più indicazioni possibili, molto precise.
Inoltre, chiedo sempre di poter fare i sopralluoghi insieme alla produzione, al direttore della fotografa, al reparto scenografia e al fonico.Con gli attori, organizzo prima delle letture del copione e poi delle prove in uno spazio: per me è fondamentale che vogliano farle per poter chiarire ogni aspetto del personaggio, dargli “un tono”, un “aspetto”, un “modo di muoversi e di parlare”.


FRANCESCO FIUMARELLA:Come vedi lo stato attuale del cinema italiano? Quali pensi siano le sfide maggiori per i registi e sceneggiatori in Italia oggi?
MANUELA TEMPESTA:Negli ultimi anni, hanno esordito tanti nuovi autori e sceneggiatori, ci sono state molte più possibilità rispetto al passato, anche grazie all’aumento della produzione dei documentari e della fiction. Rispetto al passato, però, credo che non tutti i nuovi autori abbiano una grande gavetta alle spalle e questo, purtroppo, si riflette nelle loro opere, che risultano, spesso, povere di idee, di costruzione, non sempre ben dirette.Credo che la sfida più grande sia quella di rilanciare, tutti insieme, il “cinema italiano”: incontrarsi, scambiarsi pareri, idee, lavorare sui set di altri autori, come facevano i grandi registi italiani- ma anche gli sceneggiatori- che fanno parte della storia del cinema.Io sono sempre aperta a nuove collaborazioni, amo confrontarmi e imparare dagli altri. Credo che l’unione possa essere anche la forza di un progetto.
FRANCESCO FIUMARELLA:Essendo una donna nel mondo del cinema, hai trovato delle difficoltà particolari? Cosa pensi si possa fare per incoraggiare più donne a lavorare dietro la macchina da presa?
MANUELA TEMPESTA:Le difficoltà che ho incontrato sono state, soprattutto, all’inizio della mia carriera. Forse, però, più che legate all'”essere donna”, erano dovute “all’essere giovane”. Anni fa, i produttori preferivano lavorare solo con gli “esperti del mestieri”.
Oggi, per quanto mi riguarda, non avverto più questo “limite”, almeno nei miei confronti. Dopotutto, ho firmato film, cortometraggi, soggetti di fiction, spot e oltre 60 documentari…Come si dice? Un pò di acqua ne è passata sotto i ponti dopo oltre 25 anni dai miei esordi!Sicuramente, mi auguro che il cinema e “il mondo dell’audiovisivo” possano diventare degli ambienti di lavoro più inclusivi, che possano dare il “buon esempio”, soprattutto nella scelta di affidare i ruoli creativi e la leadership alle donne. Per quanto riguarda le autrici che vogliono passare dietro la macchina da presa, se credono che quella sia la loro strada, consiglierei a tutte di tentare, di mettersi alla prova. Abbiamo bisogno degli “sguardi femminili”, oggi più che mai.
FRANCESCO FIUMARELLA:Hai qualche progetto in cantiere o sogno che speri di realizzare nei prossimi anni?
MANUELA TEMPESTA:Ho appena finito di girare a Vicenza il teaser di un docufilm a cui tengo molto. S’intitola “LA VIGNA DI DEMETRIO ZACCARIA”, un progetto che terminerò di riprendere e montare nei prossimi mesi.
Inoltre, è appena andato in onda, su Rai Storia, un docufilm su “LUCIANA VIVIANI”, ambientato a Napoli, che ho diretto e cosceneggiato. Per quanto riguarda i progetti in cantiere, sto scrivendo un paio di film su “temi sociali e impegnati” e altri docufilm su personaggi storici molto importanti. Ho sempre tanti progetti che provo a realizzare perchè amo scrivere e ideare storie nuove. E’ la mia più grande passione.
FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere una carriera nella sceneggiatura o nella regia?
MANUELA TEMPESTA:Frequentare delle scuole serie, professionali e accreditate, cercare di frequentare i set, leggere, studiare e tentare i concorsi. E poi, soprattutto, non mollare mai. Chi ha talento e determinazione, prima o poi, riesce a lavorare in questo campo e ad emergere.
FRANCESCO FIUMARELLA:Guardando alla tua carriera fino ad oggi, cosa ti rende più orgogliosa? C’è un momento che ricordi con particolare affetto?
FRANCESCO FIUMARELLA:Ce ne sono stati diversi, come la possibilità di collaborare con Marco Bellocchio sul set del film “SANGUE DEL MIO SANGUE” o l’incontro con Furio Scarpelli, che mi diede alcuni consigli utili per la mia carriera. Un ricordo meraviglioso lo conservo anche del set di “BAR SPORT”, prodotto da Giannadrea Pecorelli, con un cast eccezionale e Claudio Bisio tra i protagonisti. Però, un momento che ricordo con molto affetto, è quando ho diretto Gigi Proietti nel cortometraggio “PUNTO E A CAPO”. E’ stato nel 2017 e Gigi Proietti è stato un professionista straordinario, che mi ha fatto un regalo bellissimo: ha improvvisato e cantato un pezzo di una canzone romana, che ho inserito anche nei titoli di coda. Era un uomo molto generoso.










