Oggi ho il piacere di intervistare l’amica Attrice e Regista, Daniela Giordano, Insignita del “Premio Vincenzo Crocitti International -Vince Award” in occasione della XI Edizione 2023

Intervista:
FRANCESCO FIUMARELLA:Ciao Daniela, come ha scoperto la sua passione per la recitazione? C’è stato un momento particolare che l’ha portata a scegliere questa strada?
DANIELA GIORDANO:Potrebbe sembrare un cortocircuito ma in realtà “la passione”, almeno nel mio caso, non è una scoperta della giovinezza. All’inizio sei attratta, sei curiosa, ti diverti e basta, ti piace l’idea di quello che vorresti essere o fare, quando sei giovane tutto brucia. Ma la passione arriva dopo, crescendo, quando capisci che non è tutto facile e che devi essere molto determinata per realizzare i tuoi sogni, quando comprendi a fondo il mestiere dell’attrice e il ruolo che come artista ti dai nella società, la tua missione, quando ti scontri con dei muri invalicabili e non ti scoraggi, quando cadi e ti rialzi. Allora, lì, sì, scopri che quello che ti muove è una passione senza limiti, una forza interiore che ti permette di affrontare tutte le assurdità che questo mestiere porta con sé. Ho scelto questa strada perché sicuramente è la creatività la parte più vitale del mio essere ma sicuramente è stata una scelta da giovane visionaria. Quello che ti salva dal velleitarismo è proprio la passione che continua ad alimentare la determinazione a non perdere quella visione.

FRANCESCO FIUMARELLA:Hai iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo con una formazione particolare o è stato un percorso più spontaneo?
DANIELA GIORDANO:Ho iniziato giovanissima con il teatro, al liceo, in una compagnia di universitari tra cui Massimo Wertmuller e Gianni Clementi che già scriveva per il teatro. Mi divertivo molto. Studiavo per mio personale divertimento canto, danza, mimo e clownerie. Ma la decisione di fare l’attrice per davvero, è arrivata dopo la maturità. Ho fatto il concorso per entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e mi hanno presa. Sembra facile fare l’attore ma serve studiare, molto e non si finisce mai né di studiare né di imparare.


FRANCESCO FIUMARELLA:Qual è stato il suo primo ruolo importante e come si è sentita a interpretarlo?
DANIELA GIORDANO:Il primo ruolo è arrivato subito dopo l’Accademia. Giancarlo Sepe doveva mettere in scena “Lo zoo di vetro” , faceva i provini per il ruolo di Laura. Feci tre o quattro provini e alla fine fui scelta. Ricordo che ero molto emozionata e sentivo il peso del ruolo e della lunga tournèe nei più importanti teatri italiani. Ne parlai con Aldo Trionfo, grande regista che era stato mio maestro e all’epoca era direttore della Silvio D’Amico, gli dissi che ero preoccupata dal confronto con l’edizione storica dove il mio ruolo era interpretato da Rina Morelli che anche se non aveva l’età del personaggio, all’epoca della messa in scena aveva quarant’anni, le cronache ne parlavano come una grandissima interpretazione. Lui mi rassicurò dicendo che quando si interpreta un personaggio, ogni età aggiunge qualcosa e toglie qualcosa e che quindi non dovevo preoccuparmi di nulla. Mi sono sentita libera. Debuttai al Teatro Valle e la sera della prima, alla fine dello spettacolo, toctoc in camerino, era Mariangela Melato che mi ricoprì di complimenti. Era fatta. Fu una grandissima esperienza.


FRANCESCO FIUMARELLA:Hai lavorato in cinema, teatro e televisione. Quali sono le differenze principali che trovi tra questi mondi?
DANIELA GIORDANO:Questo mestiere è bello farlo in qualsiasi forma e ogni mondo espressivo ha un alfabeto diverso, un linguaggio diverso. Mi sento molto fortunata, ho avuto occasioni per attraversarli tutti incontrando e lavorando con grandi registi e grandi colleghi e colleghe. L’unica cosa che non finisci mai di esplorare è quella verità che devi saper tradurre e trasmettere.



FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un medium che sentI più vicino o in cui ti senti più libera di esprimerti?
DANIELA GIORDANO:La libertà di esprimersi, di guidare con sicurezza il tuo veicolo dei sentimenti è qualcosa che impari col tempo. Dopo aver fatto per tanti anni il teatro importante, con grandi compagnie e grandi ruoli, ho avuto proprio l’esigenza, figlia del mio animo inquieto, di conoscere me stessa da altri punti di vista. Il cinema e la bella televisione mi danno tanta soddisfazione. Più a farli che a rivedermi, a dire il vero, perché non mi piaccio mai! In questo senso, il teatro è più rassicurante, non sei mai pubblico di te stesso.
FRANCESCO FIUMARELLA:Quali sono le sfide principali che ha affrontato in ogni ambito e cosa ha imparato da ognuna di queste esperienze?
DANIELA GIORDANO:Sono “quella delle sfide”. Non riesco ad accomodarmi da nessuna parte. Da una parte c’è la curiosità che mi spinge, dall’altra un inesauribile spirito di ricerca. Non ho lasciato mai inascoltato un impulso, ho sempre aspettato che maturasse il bisogno e a quel punto ho lavorato con cura meticolosa per realizzare qualcosa che era solo nella mia testa. Mi metto costantemente alla prova. Sperimento. Indago. E’ una forma di volo. E’ stato così quando ho iniziato il mio percorso di regista prima in teatro e poi in cinema, così quando ho cominciato a scrivere per il teatro e per il cinema, così quando ho immaginato e poi realizzato per 15 edizioni Festad’Africa Festival che è stato riconosciuto come il più importante festival di cultura africana a livello europeo.

FRANCESCO FIUMARELLA:Come scegli i ruoli che interpreti? Ci sono caratteristiche particolari che deve avere un personaggio per attirarti?
DANIELA GIORDANO:Gastone Moschin in Accademia durante una sua lezione ci disse “Noi attori non scegliamo mai i ruoli, è una balla, siamo sempre scelti. Non date retta a quelli che lo affermano. Io non ho mai scelto nessun ruolo.”. Un monito e anche un’indicazione chiara a mantenere basso il profilo, sempre, anche quando sei diventato una star. Però è anche vero che sicuramente ho scelto nella mia carriera quale indirizzo darle. Ho detto no a dei progetti che non corrispondevano alla mia ricerca in quel momento anche se ben pagati, ho detto sì a piccoli progetti che però per me rappresentavano molto. Non ho mai inseguito il successo o la popolarità costi quel che costi. Non sono mai stata opportunista, resto una ostinata idealista visionaria, forse un po’ infantile, alla quale piace giocare.
FRANCESCO FIUMARELLA:Hai un metodo specifico per prepararti a un ruolo? Come ti immergi nel personaggio?
DANIELA GIORDANO:Sì, penso che sia fondamentale avere un metodo. Meglio se il proprio, quello che hai maturato negli anni mettendo insieme e a frutto tutte le esperienze che hai avuto e tutto quello che hai potuto imparare guardando lavorare i tuoi colleghi. Il primo passo è sempre la comprensione del testo nella sua interezza, prescindendo dal ruolo affidato. Che storia si sta raccontando? Poi capire il tuo personaggio che funzione ha nella storia, come si relaziona agli eventi e agli altri personaggi. Bisogna dare aria ai personaggi, farli vivere, dargli un corpo e una voce, un ritmo di pensiero e di respiro. A volte il segreto per agguantare un personaggio è in un elemento del costume, in un oggetto. Si sottovaluta molto ma spesso il personaggio è raccontato dalle scarpe che indossa che fanno la postura e il modo di muoversi. Poi ci sono le immagini che si compongono nella mente alle quali cerchi di somigliare perché il tuo personaggio lo vedresti così, persone che conosci o che hai incrociato anche per un attimo nella vita, quadri, funzioni inizialmente astratte e scoordinate ma che sono fondamentali per accettare di essere altro da sé. Ultimo passaggio, la memoria del testo che si deve ancorare al resto. E un nuovo personaggio è nato.


FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un ruolo che consideri il più difficile o complesso che hai interpretato finora?
DANIELA GIORDANO:Domanda difficilissima, nel senso che tutti i ruoli che ho interpretato, tra teatro, cinema e radio, e sono parecchi più di un centinaio, mi sono sempre sembrati all’inizio inarrivabili. Non esagero. Però forse il personaggio sul quale ho avuto più riserve iniziali, preoccupazione di non poterlo essere nonostante il regista Gianluca Tavarelli fosse assolutamente convinto che fossi io a doverlo interpretare, è Anita ne Le cose che restano per Rai Uno. Mi sentivo inizialmente fuori parte, troppo giovane per interpretare con credibilità il suo dramma. Un ruolo straordinario, con un cast di attori di assoluta eccezione Ennio Fantastichini, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria. Sono stata tanto in crisi, perché il ruolo era oggettivamente di una bellezza smisurata, si prestava a una grande prova d’attrice ma io mi sentivo non adatta. Poi un giorno ho avuto un lampo, un’illuminazione, ho visto la strada che avrei dovuto prendere per agguantarlo e, sì, aveva ragione Tavarelli, Anita ero proprio io. Non ho mai finito di essergli riconoscente per non aver ascoltato le mie paure e avermi dato fiducia.

FRANCESCO FIUMARELLA:Tra i registi e gli attori con cui ha collaborato, c’è qualcuno che l’ha influenzata particolarmente?
DANIELA GIORDANO:Ho avuto la fortuna di stare gomito a gomito con dei geni. Mi hanno influenzata tutti. Spero di essere il risultato elaborato di tutte queste influenze, da Luca Ronconi a Giancarlo Cobelli, da Jury Ljiubimov a Benno Besson, da Ettore Scola a Daniele Vicari. Vorrei citarli tutti, sono tanti e molti non ci sono più. Si sente la mancanza ma ci sono, per fortuna, tanti talenti in giro. Poi ci sono tutti i miei viaggi, tutto quello che ho letto, tutto il teatro e il cinema che ho visto, tutte le persone che ho incontrato e anche le mie origini. Sì, sono grata alla mia famiglia di avermi insegnato a guardare il mondo con fiducia e con il cuore aperto.
FRANCESCO FIUMARELLA:Hai qualche aneddoto interessante o memorabile da condividere riguardo a un set cinematografico o teatrale?
DANIELA GIORDANO:Stavamo girando Troppa famiglia con la regia di Pierluigi Di Lallo, in Abruzzo, in un piccolo e delizioso paesino, Rapino, ai piedi della Maiella. Era il 2020, quella che poi avremmo saputo essere la prima ondata di covid era passata e noi , tra tamponi e analisi del sangue, avevamo iniziato la lavorazione del film. Tutto sembrava procedere ma intorno a noi, che eravamo in una piccola isola no covid, l’Italia diventava progressivamente gialla, arancione e rossa. Il sindaco emanò quindi un’ordinanza che nessuno poteva entrare o uscire dal paese fino alla fine delle riprese. Tutti dentro. Nessun contatto con l’esterno, tranne il set dove comunque tutti si mantenevano a distanza e con le mascherine. La cena veniva consegnata davanti alla porta della stanza, ognuno mangiava in camera da solo. Ci scambiavamo messaggi con i colleghi, Ricky Memphis, Riccardo Graziosi, Claudia Potenza e Antonello Fassari ipotizzando una “fuga da Rapino”. Ci siamo fatti tante risate pensando a tutte le possibili combinazioni di fuga dove ogni volta venivamo ripresi. Siamo stati “liberati” alla fine del film ma per essere rinchiusi nelle nostre abitazioni. Vorresti a questo punto vedere il film? Non è possibile, purtroppo. Il film, una bella e amara commedia sui rapporti familiari, credimi, è uno di quei film prodotti anche con il tax credit che non sono mai usciti in sala e non sono neanche stati messi su una piattaforma. Questa è la parte triste dell’aneddoto.

FRANCESCO FIUMARELLA:Qual è il progetto che ricordi con più affetto nella tua carriera e perché?
DANIELA GIORDANO:Forse Borsellino, sempre con la regia di Gianluca Tavarelli prodotto da Pietro Valsecchi. E’ stato il mio primo ruolo da protagonista in un film e già questo potrebbe bastare. Ma in realtà è stato molto di più. E’ stata la restituzione di una pagina tragica della nostra storia contemporanea che mi colpì profondamente e aver potuto dare corpo a quei sentimenti e avvenimenti per consegnarli alla memoria delle future generazioni, come se fossimo un libro di storia, dà un senso profondo alla mia professione e al ruolo culturale che possiamo svolgere.


FRANCESCO FIUMARELLA:Come vedi l’evoluzione del mondo della recitazione negli ultimi anni? Quali sono i cambiamenti principali che ha notato?
DANIELA GIORDANO:Parli di cinema o di televisione prodotti oggi in Italia? Non capisco quasi mai quello che viene detto. Ho anche pensato di avere io un problema acustico ma mi sono controllata e il mio udito è perfetto. Per fortuna sulle piattaforme si può aggiungere la sottotitolazione anche per i film italiani. Aiuta molto la comprensione. Si cerca la verità nel biascicamento delle parole e nel bisbiglio, non so quale effetto si voglia ottenere, però vedo che funziona. Il pubblico non si lamenta e i bisbigliatori lavorano molto. Hanno fatto scuola.
FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa pensi dell’influenza delle piattaforme di streaming e dei nuovi mezzi di distribuzione sul lavoro di un’attrice?
DANIELA GIORDANO:Ho sempre pensato che il linguaggio cinematografico sia diverso da quello televisivo. E lo confermo. Un film prodotto per il cinema deve poter uscire nelle sale e ci dovrebbe poter restare come una volta, prima visione, seconda visione e cinema d’essai. I luoghi della cultura sono fondamentali. I cinema, i teatri chiudono nell’indifferenza generale. Potrei dirti egoisticamente che è molto meglio che un mio film vada su una piattaforma, sono vista da più persone, il giorno dopo tutti mi fermano per strada ma è la qualità della visione che cambia e quindi anche la percezione della storia e le sue implicazioni e complessità. E poi, cosa vuoi vedere sullo schermo di un cellulare, il grande cinema? Vuoi vedere la fotografia? La composizione dell’immagine? Le proporzioni sono importanti.
FRANCESCO FIUMARELLA:Come credi che sia cambiato il modo in cui il pubblico percepisce e interagisce con gli attori rispetto a qualche anno fa?
DANIELA GIORDANO:Mah! Mi sembra che nella maggior parte dei casi, tutto vada verso una eccessiva semplificazione a cominciare dal linguaggio. Pochi vocaboli, pensieri elementari. I social poi non hanno aiutato, anzi. Tutti pensano di poter fare tutto, parlare di tutto, essere tutto. C’è molta confusione. Siamo nella notte dove tutti i gatti sono grigi. Sento spesso definire “grande attore”, uno o una per aver partecipato a qualche programma demenziale o solo per delle foto scattate di rapina in qualche evento mondano. Da una parte siamo percepiti come dei privilegiati che lavorano poco e guadagnano molto, dall’altra la misura del merito è quanti follower hai su istagram. Si fa fatica a distinguere la paglia dalla seta. La verità è che stiamo sprofondando nell’ignoranza. Ma si lavora costantemente per risalire.
FRANCESCO FIUMARELLA:Guardando alla tua carriera, quali consideri i tuoi traguardi più significativi?
DANIELA GIORDANO:Il traguardo più importante penso sia non aver mai tradito me stessa, non essere venuta meno a quella passione che ho visto nascere e crescere di essere un mezzo per raccontare una, cento, mille storie. E se la domanda vuole anche significare, sei soddisfatta della tua carriera? La risposta è assolutamente sì. Sono quello che desidero essere, ora e in prospettiva, sono cresciuta in armonia con me stessa e con il mondo e non ho perso la fiducia in questo mestiere e negli esseri umani. E, in fondo, penso che aver ricevuto il “Premio Vincenzo Crocitti International – Vince Award” sia un riconoscimento oltre che per i meriti artistici anche per questo mio essere.
FRANCESCO FIUMARELLA:C’è un ruolo o un progetto che sogni di interpretare in futuro?
DANIELA GIORDANO:Sì, certo. Sono piena di progetti!! La prossima stagione sarò in tournèe con “Nina Zarecnaja” scritto e diretto da Mauro Santopietro che ha debuttato al Campania Teatro Festival quest’anno. Sto scrivendo con Pierluigi Di Lallo il soggetto di un film che per ora però è top secret . E sto lavorando anche alla sceneggiatura di quella che sarà la mia opera prima, sul valore salvifico della poesia, ispirata alla vita del poeta Davide Cerullo.
FRANCESCO FIUMARELLA:Quali sono le emozioni che provai quando pensi a tutto ciò che ha realizzato?
DANIELA GIORDANO:Non mi sono mai crogiolata nel successo di aver realizzato qualcosa. Ho gioito sul momento, sì, ma poi guardo sempre alla tappa successiva che sarà sempre più impegnativa di quella appena conquistata. L’emozione è non smettere mai di emozionarsi.
FRANCESCO FIUMARELLA:Cosa consiglieresti a un giovane che vuole entrare nel mondo del cinema, teatro o televisione?
DANIELA GIORDANO:Penso che il teatro e il cinema, così come già la musica, dovrebbero essere materie curriculari nella scuola. Questo aiuterebbe molti giovani a conoscere la materia, sapendo quale è il tuo posto nel mondo ed evitando illusioni. Si può coltivare la passione per la recitazione come hobby nobile, non è un mestiere che tutti possono fare. Ci vogliono di partenza alcune doti fondamentali, pazienza, costanza, impegno, diligenza, oltre al talento. Il talento è un dono innato, quello non si compra e per affermare quello si lotta tanto. Niente è scontato in un mestiere soggettivo. Quello che mi sento di consigliare a qualsiasi giovane che desidera fare l’attore è di formarsi con un percorso ufficiale, lasciando perdere scuole, scuolette, seminari e masterclass che costano un sacco di soldi e che non formano nulla. E’ solo un mercato di illusioni. State lontano dai pifferai.




