DALLAS BUYERS CLUB (2014)

DALLAS BUYERS CLUB (2014)

Ron Woodroof, elettricista è il classico texano con stivali e cappello da cowboy è omofobo e conduce una vita fatta di scommesse, alcol, droghe e donne. Un giorno gli viene diagnosticato il virus dell’HIV accompagnato alla prospettiva di soli trenta giorni di vita, ma lui è un “maledetto cowboy”, un duro, lui non si arrende anche se abbandonato dagli amici sovrastati da quella forma di bigottismo inumano. Spiegare le emozioni che può creare un film come questo, tratto da una storia vera è impossibile. Le sensazioni variano da soggetto a soggetto, ma è al quanto palese che ti lascia un segno, che ti fa riflettere e rivalutare molte cose della tua vita. Grandissimo cast, basti pensare ad un Matthew McConaughey che cambia totalmente non solo fisicamente ma anche come persona e Jared Leto che emoziona con una sua interpretazione non del tutto secondaria. Ogni sorriso o lacrima di Ron Woodrof e Rayon, ti coinvolgono, lasciandoti quasi senza fiato. Scene inaspettate, frammenti di vita reale, il film mostra al mondo una società che purtroppo ancora oggi si preoccupa maggiormente delle “scelte” sessuali altrui, piuttosto che della salute fisica, ma, anche se in una piccola parte, esiste la tolleranza, l’amicizia, la convivenza, la stima, l’amore, che sovrasta ogni altra tipologia di scelte di vita.

Voto 7.5

FRANCESCO FIUMARELLA

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THE WOLF OF WALL STREET (2014)

THE WOLF OF WALL STREET (2014)

Per raccontare la vita sciagurata di Jordan Belfort, Scorsese recupera la struttura di uno dei suoi film migliori in assoluto, ‘Quei bravi ragazzi’. In entrambi i casi, alla base c’è la (auto)biografia del protagonista che racconta la propria parabola esistenziale, ma lasciando una vaga sensazione di nostalgia per i giorni di gloria a dar l’impressione che il pentimento non sia proprio completo. la sceneggiatura la trasforma in un racconto in prima persona, con la voce sopra del protagonista che, d’ogni tanto, si rivolge direttamente allo spettatore guardando in macchina mentre attorno a lui la sua storia procede a ritmo adrenalinico, quell’adrenalina che grazie ad abbondanti aiuti chimici sostiene gli insaziabili personaggi che la popolano. Jordan Belfort ha come unico scopo i soldi a qualsiasi costo per fare la bella vita. E’ un ingordo di sesso, alcool, droga e ovviamente, del denaro che serve a comprarli. Forte di una grande capacità di venditore con un tappeto sullo stomaco, inizia a piazzare titoli spazzatura a sprovveduti piccoli investitori confidando sulla magnetica attrattiva che i soldi facili hanno su chiunque quando, dal piccolo gruppo di disperati che ha raccolto, la sua società inizia a diventare una potenza grazie anche a commissioni salatissime, comincia una caccia all’investitore istituzionale e da una posizione in bilico su ciò che è consentito, ci si inoltra sempre più nei territori dell’illegalità, inevitabile calamita per l’attenzione dei federali che – un po’ per testardaggine, un po’ per fortuna finiranno per incastrarlo. Varie critiche sono piovute sul film perché non mostra le conseguenze delle azioni del protagonista e della sua società, soprattutto per quanto riguarda la gente che ha distrutto i propri risparmi inseguendo i sogni di ricchezza promessi da un pugno di truffatori senza scrupoli sarebbe però stato uscire dal seminato del racconto, tanto più che dalle loro azioni, si capisce benissimo che genere di persone fossero Jordan e compagnia (se non bastasse la brutale spiegazione su come funziona il brokeraggio affidata al trasformista McConaughey con grandissima interpretazione anche se breve. Il giudizio su di loro è difatti spietato, un gruppo di persone moralmente abiette, pronte a bruciare le montagne di soldi malamente fatti in orge propulse da quantità industriali di droghe. I rapporti sessuali, anche di gruppo, e gli intossicamenti vari si sprecano e non stupisce allora che il film abbia una produzione indipendente, lontana dagli studios. Di questa bella gente, Belfort è il leader assoluto, un avido e spietato bastardo dentro che distorce il mito, molto statunitense, dell’uomo che si è fatto da sé, ma che è una sorta di Dio per chi lavora per lui e ne condivide gli ‘ideali’. Interessato solo a se stesso, non si limita a fregare gli sconosciuti clienti, ma chiunque gli stia intorno se solo c’è da guadagnarci in qualche modo. Ovviamente fedifrago nei confronti delle due mogli e infine, disposto a tradire i suoi soci per scampare una pena ben più dura dei tre anni che gli vengono comminati. Nei suoi panni, DiCaprio che è stato il motore del progetto è semplicemente perfetto, dando un’ulteriore testimonianza di una maturazione attoriale ormai compiuta, non da meno è il resto dello smisurato cast, nel quale non si può non sottolineare la bravura di Jonah Hill nei rotondi, esagitati panni del sodale di sempre Donnie. Scorsese racconta le loro avventure puntando sul registro dell’ironia acida piuttosto che su quello del dramma, tenendo alto il ritmo.

Voto. 6.5

FRANCESCO FIUMARELLA

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY ( 2014 )

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY  ( 2014 )

Risulta essere una commedia a tutto tondo, che fa ridere, emoziona, filosofeggia e lo fa con leggerezza. La regia di Ben Stiller sembra più matura rispetto al suo standard.
Il film è caratterizzato da un percorso di formazione del protagonista, che da una situazione di grigiore, da un blocco psicologico, da una situazione apatica di azioni ed emozioni, passa all’azione, alla consapevolezza di sé e lo fa tramite la metafora del viaggio e al contatto con situazioni anche estreme, ambientate in paesaggi da sogno. La fotografia è molto curata, anche alcune trovate registiche sono apprezzabili ed originali. Le riprese del paesaggio sono così belle da diventare anch’esso un protagonista. Non è un caso, il personaggio ritrova se stesso solamente lontano dall’ambiente caotico e freddo della grande metropoli. Dove vi ritorna alla fine del percorso, cambiato, cresciuto, maturato.
La parte più riuscita del film è la prima metà, dove realtà e sogno si mischiano in modo apprezzabile. Un po’ meno riuscita la seconda parte, quando il sogno scompare e prevale la missione del protagonista. Tutti i dettagli del film sono importanti e sono coerenti con lo sviluppo della narrazione. Il personaggio secondario interpretato da Sean Penn fotografo ascetico è un cammeo indimenticabile. Molti di noi si ritroveranno nel personaggio di Walter Mitty, imprigionati in una vita che non apprezziamo, obbligati dalla società moderna e dalle nuove tecnologie a recitare in un’esistenza svuotata di sentimenti veri e autentici nelle fredde metropoli occidentali, dove la fanno da padrone i “responsabili delle risorse umane” e i “tagliatori di teste”, perdiamo noi stessi e desideriamo evadere e ritrovare la nostra “quintessenza”. In attesa del nostro Sean Penn (Sean O’Connell) e dello scatto 25, non ci resta che mischiare sogno e realtà.

Voto 7

FRANCESCO FIUMARELLA

NYMPHOMANIAC (2014)

Nymphomaniac (2014)

Nymphomaniac è un film sull’impossibilità delle relazioni, alfa ed omega della felicità e del dolore, o meglio sulla necessità di essere “umani” per poterne avere. Nel film non ci sono “umani”, ma solo “disumani” (quasi tutti), “inumani” (alcuni, compresi i protagonisti) e “quasi umani” (il padre della protagonista). Le relazioni, quelle vere, il luogo della vita come continua scoperta, insomma il nucleo centrale del nostro essere “umani”, vogliono “lucidità emotiva”, assoluta, non negoziabile, e questo richiede coraggio.È quello che accade a Joe, la protagonista di Nymphomaniac. In che modo non viene descritto, si accenna ad una madre fredda, ma fortunatamente non si va oltre, e il film non diventa l’ennesima storiella psicoanalitica. Le conseguenze sono però potentissime e se si può usare questo termine parlando della sofferenza di un essere umano, tipiche. E saranno l’impossibilità di sentire e riconoscere le emozioni, in quanto troppo spaventose e dolorose, capaci di disintegrare il Sé, il nucleo fondamentale dell’identità, quello che ci fa riconoscere a noi stessi, che ci fa “esistere”. Un Sé, in questo caso, non vero, un “falso Sé” come si usa dire, ma comunque l’unico che questa persona sia riuscita a costruire nel suo percorso lastricato di assenze, e dunque, malgrado tutto, prezioso in quanto unica possibilità di tenere incollati i pezzi del suo essere. In realtà qui, più che dell’impossibilità si tratta come si è detto della “necessità” di non percepire le emozioni, di proteggersi da vissuti insopportabili, devastanti. E lo strumento usato è il “rumore”. L’attività sessuale continua e ossessiva di Joe è la sua particolare forma di “rumore” sopra quelle emozioni insopportabili pronte a invadere e disintegrare la sua vita, evocate ormai, in una sorta di contagio associativo, da ogni particolare del mondo che la circonda. Come sempre accade per gli umani, l’emozione più potente e spaventosa, quella che informa di sé tutte le altre emozioni negative, è la solitudine, nelle varie forme che caratterizzano le relazioni: abbandono, tradimento, non contenimento, freddezza, non essere al centro del cuore di qualcuno. E quando queste cose accadono ad un bambino non saranno eventi, possibili ricordi, come tali passibili di rievocazione e attenuazione, saranno memoria implicita, struttura fondamentale del suo essere, cablatura di base del suo cervello e della sua mente. Il fondamento di una vita sentita come pericolo e la vita stessa sarà un tentativo continuo di evitare il vissuto “impensabile”, più spaventoso della morte stessa, a cui questo pericolo rimanda. Nel film Joe deve continuamente aumentare l’intensità del “rumore” per tenersi lontana dal pericolo, per cercare disperatamente di non “sentire” e quando, forse in parte consapevole dell’impossibilità di accrescere il “rumore” all’infinito, prova un’altra strada per tenere a bada le emozioni, rappresentandosi a sé stessa come “innamorata” di un uomo, si ritrova, mentre sta “facendo l’amore” con lui, a percepire che non sente nulla, non ha emozioni. Qui, per un attimo, incontra un’emozione, la sua paura, e subito allora torna indietro, al “rumore” di sempre, quello che alla fine sembrerebbe quasi svanire con la certezza di aver trovato un amico che si rivelerà non diverso dalla massa.

Voto 7.5

FRANCESCO FIUMARELLA